Il Museo d'Arte e Scienza (M.A.S., via Quintino Sella 4, Milano - www.museoartescienza.com) ospita una originale mostra di poggiatesta dell' Africa orientale e meridionale (Tribal pillows from eastern and southern Africa).

Come pubblicato nel manifesto (inviatomi dal Tucano, Viaggi Ricerca di Willy Fassio), i torinesi Bruno Albertino e Anna Alberghina, in collaborazione con Paolo Novaresio, tornano quest'anno al M.A.S. dopo la mostra "Mama Africa" del 2017. La nuova mostra espone, oltre a interessanti fotografie,  "una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sè dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamente personali, i poggiatesta superano il ruolo di "oggetti d'uso" per trasformarsi in piccole "opere d'arte" e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico. La mostra evidenzia le caratteristiche estetiche e formali, il significato, le modalità d'uso e il contesto etnografico in cui i poggiatesta tradizionali erano e sono ancora utilizzati presso talune popolazioni".

Il poggiatesta era largamente usato nell'antico Egitto fin dalla III dinastia (ma probabilmente anche prima) fino all'età tarda come auspicio di un buon sonno, "supporto dei sogni". I primi poggiatesta furono trovati nelle tombe egizie del 2300 a.C., come amuleto e conforto nell'ultimo viaggio. Da utile accessorio nella vita quotidiana, assume significato simbolico come corredo funerario, dove la forma incurvata ricorda l'orizzonte e la vita eterna per il defunto, futuro astro del cielo. Famoso il poggiatesta di vetro blu scuro e oro della tomba di Tutankhamon, conservato al Museo Egizio del Cairo proveniente dalla collezione di re Farouk.

Esistono vari modelli: semplici blocchi di pietra o legno incurvati nella parte superiore, da usare su un letto di paglia o su una stuoia in terra se di pietra; forme complesse di legno incastrate, incise con forme geometriche o associate a figure umane o animali. Scomodi? Gli antichi Egizi dormivano su un fianco, e la testa, soprattutto dei capi, non doveva appoggiare sulla nuda terra, per preservare dai pericoli e non rovinare pettinature elaborate. La tradizione è ampiamente passata alle tribù nomadi dell'Africa orientale, simbolo di rango, uso quotidiano e funzioni magico-religiose. Non si trovano (finora) poggiatesta in Africa occidentale.

 

La mostra espone una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e di viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sé dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamenhttps://customer8551.img.musvc2.net/static/8551/images/3/62307798-dc4c-4e8f-8a06-8b35efac79ee.jpgte personali, i poggiatesta superano il ruolo di “oggetti d’uso” per trasformarsi in piccole “opere d’arte” e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico.

 

La mostra espone una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e di viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sé dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamente personali, i poggiatesta superano il ruolo di “oggetti d’uso” per trasformarsi in piccole “opere d’arte” e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico.

 

La mostra espone una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e di viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sé dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamente personali, i poggiatesta superano il ruolo di “oggetti d’uso” per trasformarsi in piccole “opere d’arte” e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico.

 

La mostra espone una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e di viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sé dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamente personali, i poggiatesta superano il ruolo di “oggetti d’uso” per trasformarsi in piccole “opere d’arte” e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico.

 

La mostra espone una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e di viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sé dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamente personali, i poggiatesta superano il ruolo di “oggetti d’uso” per trasformarsi in piccole “opere d’arte” e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico.

 

Dopo la bellissima mostra “Mama Africa” del 2017 tornano al Museo d’Arte e Scienza di Milano, con il loro ultimo lavoro, Bruno Albertino e Anna Alberghina in collaborazione con Paolo Novaresio, grandi viaggiatori e appassionati collezionisti di arte africana.

 

La mostra espone una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e di viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sé dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamente personali, i poggiatesta superano il ruolo di “oggetti d’uso” per trasformarsi in piccole “opere d’arte” e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico.

 

La mostra evidenzia le caratteristiche estetiche e formali, il significato, le modalità d’uso e il contesto etnografico in cui i poggiatesta tradizionali erano e sono ancora utilizzati presso talune popolazioni dell’Africa orientale e meridionale.

Dopo la bellissima mostra “Mama Africa” del 2017 tornano al Museo d’Arte e Scienza di Milano, con il loro ultimo lavoro, Bruno Albertino e Anna Alberghina in collaborazione con Paolo Novaresio, grandi viaggiatori e appassionati collezionisti di arte africana.

 

La mostra espone una collezione di poggiatesta, raccolti in anni di ricerche e di viaggi nel continente africano. Si tratta di sculture prevalentemente in legno, che vengono utilizzate per proteggere le acconciature durante il sonno e sono portate con sé dal proprietario durante gli spostamenti. Strettamente personali, i poggiatesta superano il ruolo di “oggetti d’uso” per trasformarsi in piccole “opere d’arte” e racchiudono vari aspetti: funzionale, artistico, sociale e simbolico.

 

La mostra evidenzia le caratteristiche estetiche e formali, il significato, le modalità d’uso e il contesto etnografico in cui i poggiatesta tradizionali erano e sono ancora utilizzati presso talune popolazioni dell’Africa orientale e meridionale.

 

Continuano gli incontri organizzati da Transafrica a Firenze

(Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Web: http://www.associazionetransafrica.org

  (foto Attilio Gaudio-spedizionetransahariana)

Giovedì 4 aprile 2019 il professor Luca RANIERI (Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa) terrà una conferenza dal titolo: NORD AFRICA E AFRICA OCCIDENTALE, geopolitica e sicurezza, ore 18.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili
Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo, 24 – Firenze - www.biblioteche.comune.fi.ir

In effetti “Lo spazio sahariano, fino a poco tempo fa considerato una zona di scarse interazioni geopolitiche, è oggi sempre più al centro dell’attenzione e delle preoccupazioni securitarie globali. Quali sono le relazioni fra sicurezza, sviluppo e migrazione, in un contesto caratterizzato da stati fragili, minaccia terrorista, competizione strategica e intensi flussi informali di armi, droga, oro e migranti?”

  (foto Transafrica)

Rimarrà aperta fino al 10 luglio 2021 la mostra "NEL NOME DI DIO OMNIPOTENTE - Pratiche di scrittura talismanica dal Nord della Nigeria" inaugurata a Napoli venerdì 7 maggio presso la Cappella Palatina del Maschio Angioino.  Avrebbe dovuto essere aperta prima di Natale (lunedì 7 dicembre 2020), ma è stata rimandata a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia.          

        L'esposizione, curata da Andrea Brigaglia e Gigi Pezzoli, è ideata e prodotta da Andrea Aragosa per Black Tarantella in collaborazione con il centro Studi Archeologia Africana di Milano, con il sostegno della Regione Campania, del Comune di Napoli Assessorato all'Istruzione Cultura e Turismo, della Scabec -Società campana beni culturali-, e con il patrocinio dell'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. Gratuito l'ingresso alla visita, dal lunedì al sabato, dalle ore 10 alle 17, nel rispetto delle norme antiCovid vigenti. 

Come scrive Gigi Pezzoli, presidente del Centro Studi Archeologia Africana - CSAA, di cui è socio onorario Attilio Gaudio -  (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), "il progetto riprende e sviluppa ricerche originali del Centro Studi Archeologia Africana, già oggetto nel 2013 della mostra “Alluna. Mondo e spiritualità Hausa” e tratta due componenti fondamentali: la prima di natura artistica, l’altra storico-antropologica. (...) Dunque uno spaccato della cultura materiale e simbolica dello scrivere, documentato in oltre 80 opere per lo più inedite. Partendo dalle tavole utilizzate nei diversi gradi di apprendimento del Corano, si passa a quelle decorate, sorta di diplomi di fine ciclo delle scuole islamiche, per poi prendere due percorsi differenti ma complementari: l’uno, più propriamente devozionale, sfocia nei Corani manoscritti, icone rappresentative della cultura calligrafica avanzata; l’altro, magico-talismanico, porta alle tavole terapeutiche, alle pelli taumaturgiche, fino alle tavole magiche destinate alla protezione della persona e della casa. In particolare, gli oggetti di questa seconda tipologia sono prodotti da coloro che si specializzano nelle scienze esoteriche”.

La mostra presenta un complesso di materiali inediti costituito da oltre 80 opere tra cui: manoscritti coranici e poetici, tavole utilizzate per lo studio e la memorizzazione del Corano; tavole con scrittura coranica ed elementi decorativi, sorta di diplomi di completamento degli studi religiosi; tavole in legno, metallo e pelle con scrittura e formule apotropaiche; tavole con scritture sacre, elementi decorativi e iconografia degli animali della savana per la protezione della casa e della persona; esemplari di ricettari popolari sulle scienze esoteriche, talismani, oggetti per divinazione, ecc. Un mondo di tradizione prevalentemente sufi, apparentemente lontano ma che rimanda ad antiche pratiche protettive, divinatorie e taumaturgiche del Medio Oriente, del mondo greco-romano, della Cabala ebraica, fino all’alchimia medievale.

 Un ampio catalogo dal titolo "Arti talismaniche. Pratiche di scrittura sacra e protettiva dal Nord della Nigeria" contiene un ricco apparato iconografico oltre ai contributi dei maggiori esperti internazionali sull'argomento. "Lo abbiamo dedicato - conclude Gigi Pezzoli - a Luca Attanasio, l'ambasciatore italiano caduto in Congo, un indimenticabile amico con il quale abbiamo condiviso il progetto e che con il suo entusiasmo ci ha incoraggiato ad andare avanti anche nei momenti più difficili".

   Giovedì 28 febbraio 2019 (ore 20,30) si terrà - come al solito presso la biblioteca della Oblate - una conferenza organizzata da Transafrica.

Si tratta di un interessante incontro con la critica di cinematografica africana Daniela Ricci e della proiezione del suo documentario dal titolo IMMAGINARI IN ESILIO - CINQUE REGISTI D'AFRICA SI RACCONTANO. Sono Haile Gerima, Dani Kouyaté, Jean Odoutan, Newton Aduaka e John Akomfrah.

Il film illustra il loro percorso artistico e personale, da Parigi a Washington, da Ouagadougou a Ouidah, passando per Uppsala e Londra. Li segue nella loro vita quotidiana di esiliati, intrecciandola con spezzoni estratti dai loro film, esprimendo così le loro identità complesse: essere al tempo stesso qua e là.

Attraverso gli occhi di questi cinque cineasti, costantemente alla ricerca di un equilibrio tra culture diverse, le maschere cadono ed i miti si infrangono.

L'associazione Trasafrica*ha ripreso, come ogni anno, le sue conferenze sull'Africa "che fa parlare di sè". E' ormai il  XI ciclo di incontri sulla realtà sociale e culturale ei qyesto continente sempre piuùcomplesso,  in collaborazione con la Biblioteca delle Oblate (Via dell'Oriuolo 24, Firenze)

  • *Via Fiume, 11 - I-50123 FIRENZE
Tel: +39-055-430420 +39-348-3973603
Fax: +39-055-430420
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Venerdì 24 gennaio, ore 18.00 - ATLANTE DELLE GUERRE: Cause e conseguenze dei conflitti africani.
  • Nell’edizione numero nove dell’’Atlante delle guerre e dei conflitti – Terra Nuova edizioni 2019 - realizzata come ogni anno da un gruppo di giornalisti, fotografi e attivisti dell’informazione, si trovano le schede conflitto aggiornate delle 30 tra guerre e conflitti in corso, focus sulle 18 situazioni di crisi, oltre alle schede collegate ad alcune macroaree interessate da tensioni e difficoltà. Presenta il volume Alice Pistolesi, giornalista.

 Venerdì 21 febbraio, ore 18.00 - SE IL MARE FINISCE: Racconti multimediali migranti Antologia deiracconti finalisti del concorso DiMMi, Diari Multimediali Migranti 2018- Terre di Mezzo Editore.

  • Senza testimoni la verità si può manipolare e, infine, si perde. Un coro di undici storie compone una memoria collettiva in cui riconoscerci tutti umani, al di là delle frontiere. Sono le voci di uomini e donne che riscattano dall’oblio le loro vicende di migrazione e ce ne fanno dono. A cura dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

 Venerdì 27 marzo, ore 18.00 - BICI IN DIREZIONE SUD - Dal Monferrato a Città del Capo

  • “Di cosa necessita una persona che arriva in un luogo a lui sconosciuto, da una situazione difficile, magari con un lungo viaggio alle spalle? Probabilmente ha fame, deve riposare, o ha freddo. Ma soprattutto ha bisogno di qualcuno che gli scaldi il cuore, magari che gli rivolga la parola e gli regali un sorriso”. Filippo Graglia - ingegnere aerospaziale di Castelnuovo don Bosco (AT)- dopo 613 giorni di viaggio, 25.000 chilometri percorsi e 21 stati attraversati, ci racconta il suo viaggio in solitaria attraverso l’Africa, evitando le vie principali di comunicazione e cercando percorsi sterrati in zone rurali, alla ricerca di momenti di vita autentica per penetrare nel cuore dell’Africa con un viaggio “all’antica”, scoprendo così il valore e la necessarietà dell’accoglienza.

 Venerdì 17 aprile, ore 18.00 - IL CASCO DI SUGHERO - Gli italiani alla conquista dell’Africa di Alfredo Venturi. Interviene Nicola Labanca, storico (Università di Siena)

  • […] L’ultima a occupare il suo posto a tavola è una nazione antica che da poco si è concretizzata in uno stato unitario, scaturito da un brillante connubio d’insurrezione popolare e sapienza diplomatica. Il suo assetto è ancora da consolidare ed è assillata da pressanti problemi interni, ma intanto vuole rifarsi dopo il lungo digiuno e reclama la sua parte di mondo.
  • Alfredo Venturi è nato a Bologna oggi vive in Toscana. Come giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) ha lavorato in Italia e all’estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende lariunificazione. Autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
  • Nicola Labanca Professore ordinario di storia Contemporanea presso l’Università di Siena. Tra le sue più note pubblicazioni Oltremare.Storia dell’espansione coloniale italiana, La guerra italo-austriaca (1915-1918) e La guerra italiana per la Libia. 1911-1931.


L'Associazione Transafrica* organizza, come ogni anno, delle conferenze sulla realtà sociale e culturale dell'Africa in collaborazione con la storica Biblioteca delle Oblate (Via dell'Oriuolo 24, Firenze). Questo decimo ciclo di incontri parte da una realtà problematica che coinvolge una buona parte dell'umanità e dei paesi del pianeta: Somalia (foto Attilio Gaudio)

Venerdì 25 gennaio ore 18.00 - Avv. Luigi Tessitore - ASGI - Migranti e migrazioni in Italia: cosa cambia con il nuovo decreto.

ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) è diventata punto di riferimento di associazioni, enti pubblici e privati, oltre che di studenti, praticanti avvocati, assistenti sociali e quanti hanno interesse e necessità di rimanere aggiornati e confrontarsi giornalmente di fronte all’evolversi del fenomeno dell’immigrazione.

 

Venerdì 15 febbraio ore 18.00 - Presentazione del volume "Parole oltre le frontiere" a cura dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

DiMMi (diari multimediali migranti) è un progetto finanziato dalla Regione Toscana con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini sui temi della pace, della memoria e del dialogo interculturale, e di creare un fondo speciale dei diari migranti presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

 

Venerdì 15 marzo ore 18.00 - Matteo La Sorte - Campi profughi a Dadaab: architettura senza confini.

Dadaab è una città del Kenya situata nella contea di Garissa. Ospita cinque campi profughi gestiti dall’UNHCR. Il campo è situato a circa 100 kilometri dal confine somalo. Fino a poco tempo fa la popolazione locale era tradizionalmente composta da nomadi e pastori somali, proprietari di cammelli e capre.

 

Giovedì 04 aprile ore 18.00 - Luca Ranieri, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. - Nord Africa e Africa occidentale: geopolitica e sicurezza

Traffici illeciti, conflittualità, minacce terroristiche e flussi migratori nello spazio sahariano.

 

* ASSOCIAZIONE TRANSAFRICA SVILUPPO
Associazione di solidarieta' internazionale per il
volontariato nella cooperazione partenaria allo
Sviluppo Umano nel Nord e nel Sud del Mondo
Via Fiume, 11 - I-50123 FIRENZE
Tel: +39-055-430420 +39-348-3973603
Fax: +39-055-430420
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News

  • Scoperto un altro tempio solare in Egitto

    Sarebbero state trovate in Egitto le tracce di uno degli antichi templi solari costruiti dai faraoni; sarebbe il terzo dei sei di cui si ha notizia. Dedicati al dio Ra e al culto del sole al tramonto, questa tipologia di templi solari compare durante la V dinastia; venivano eretti dai faraoni per assicurarsi lo stato di dei durante la vita (mentre le piramidi garantivano loro l'eternità dopo la morte).  Ubicati ad ovest, da un accesso in penombra si giungeva, attraverso articolati passaggi al buio, ad un cortile sacro inondato dalla luce del sole; al centro, un obelisco e un altare per le offerte. Nei templi a cella invece si passava dalla luce solare al buio.

    Il primo tempio solare di cui abbiamo notizia è quello denominato Nekhen Ra (Fortezza di Ra) eretto 4500 anni fa da Userkaf, primo sovrano della dinastia, nel sito di Abu Ghorab. Si trova nel Basso Egitto, a sud-ovest del Cairo, sulla riva ovest del Nilo, dove inizia il deserto occidentale. 

    Il tempio solare meglio conservato è probabilmente quello di Nyuserra (Shesepu-ib-Ra, Delizia del cuore di Ra), quinto sovrano della dinastia, che regnò per un periodo di 24-35 anni nel 25° secolo a.C.. Fu scoperto dall'inglese Perring nel 1837 ma era già noto con il nome di "Piramide di Reegah”; fu poi studiato dall’ archeologo tedesco Ludwig Borchardt nel 1898. Si trova all’estremità settentrionale della necropoli di Abusir, campo sepolcrale dei faraoni della V dinastia (2465-2323 a.C.) e area centrale, per tutto il III millennio a.C., di quella che fu la più grande necropoli d’Egitto, presso Menfi, capitale durante l’Antico Regno (2575-2150 a.C.), e oggetto di nuovi studi una decina di anni fa.

    Ma per cinquant'anni non si sono verificate nuove scoperte di templi solari. Invece ora, scavando sotto i resti di questo tempio, gli archeologi hanno trovato,  dopo aver tolto la sabbia e i frammenti di pietra, la base di un pilastro di calcare bianco profondo 60 centimetri; poi una base più antica di mattoni e lastre di fango. Inoltre la scoperta di un nascondiglio segreto, con parecchie coppe da birra insabbiate nelle fondamenta (offerta rituale degli antichi Egizi nei luoghi più sacri) indicherebbe di essere in presenza proprio di un tempio solare, più antico e quindi sottostante al tempio di pietra.

    Il professor Massimiliano Nuzzolo (egittologo presso l'Accademia delle Scienze di Varsavia) afferma che si era già a conoscenza che c'era "qualcosa" sotto il tempio di pietra di Nyuserra; il fatto che si sia trovato un grande ingresso fa pensare ad un preesistente edificio, "forse un altro tempio solare, uno dei templi solari scomparsi..."

    Con la fine della V dinastia il tempio solare diventa meno importante. Ritorna poi con il Nuovo Regno, nella città di Amarna, con Akhenaton e il culto monoteistico di Aton, dio del sole e garante di vita. Il culto del sole aveva avuto origine già nel periodo predinastico, con i Shemsu-Hor, gli adoratori del dio sole, il "Signore dei due orizzonti".

     

  • Libia 1: Il "ragazzo" con la Nikon

      E' il titolo del nuovo film di Lucio Rosa (Studio Film TV, Bolzano)*, ovvero Libia, antiche architetture berbere, che il regista definisce "fatto con la testa e con il cuore e presenta con queste parole: "Le antiche oasi che gli Imazighen "uomini liberi", i Berberi di Libia, "vestirono" di una splendida architettura, oggi sono quasi tutte abbandonate e cadute nel degrado. È un mondo che sta scomparendo, non essendoci più grande interesse per il recupero e la conservazione della memoria e della storia. Inoltriamoci in questi luoghi, percorriamo queste strade, visitiamo quanto di prezioso rimane di un tempo antico: le architetture sublimi di antiche sontuose dimore, le elaborate architetture con cui si innalzavano magazzini fortificati, i villaggi che accoglievano i mercanti che, con le loro carovane, portavano i prodotti dell'Africa Nera verso i porti del Mediterraneo."

    Questo film ci offre una visita speciale, accompagnati da un fotografo speciale,, con una serie di scatti che, meglio che in un film, fluiscono, a volte con progressivi ingrandimenti, consentendo di osservare i dettagli, accompagnati da preziose informazioni e una musica discreta e solenne. E' quasi un pellegrinaggio, in una regione speciale dal clima estremo in estate e in inverno: l'estremo nord-ovest della Libia, dove il Jebel Nafusha, alto 968 metri, (o Djebel Nefoussa - in arabo : ,الجبل نفوسة o al-Jabal Nefusa, in berbero nafusi: Adrar n Infusen) separa la pianura della Tripolitania dall'ardente Sahara. Qui abitano i Berberi Imdyazen, musulmani ibaditi generalmente considerati gli ultimi discendenti della terza branca dell'Islam, il Khârijismo.

    «Durante le varie missioni svolte in Libia - spiega Lucio Rosa - per realizzare film e ricerche varie (e purtroppo solo fino al 2014 perché poi la Libia è diventata impraticabile) mi sono interessato all’ architettura berbera di diverse oasi, abitate e vissute dai berberi Imazighen fino ai primi anni ’80. Poi Gheddafi, volendo che la sua gente vivesse con i confort occidentali, ha costruito le nuove città in prossimità dei vecchi villaggi, e le vecchie oasi sono state quasi tutte abbandonate e sono cadute nel degrado. È un mondo che sta lentamente scomparendo non essendoci più grande interesse per il recupero e per la conservazione della memoria e della storia»

    Ma chi è Il ragazzo con la Nikon?

    Il regista stesso, che ha scattato migliaia di fotografie, appunto con la Nikon, nel corso degli anni, fino all' “Ultima, nell’aprile 2013… poi il buio per questo splendido Paese”, ricorda con amarezza. Il 23 aprile 2013 il regista era appunto a Tripoli al ministero del Turismo e Cultura per firmare il contratto di un film su Ghadames, la grande oasi ai margini occidentali del Sahara libico nel punto d'incontro di Libia, Algeria e Tunisia. “Ma un attentato all’ambasciata francese ha bloccato Tripoli… fuggi fuggi… imbarco sul primo aereo per riornare in Patria, e il film, con la sceneggiatura e storyboard approvati, è finito nel cassetto. In attesa… Ad oggi è ancora lì, ricoperto dalla polvere del tempo… ma ancora vivo nelle mie intenzioni e speranza… ma verrà il giorno…”

    *Regia, fotografia, montaggio, testi: Lucio e Anna Rosa- Durata: 30'  - Formato: Full HD 16:9

    © Studio Film Tv

  • L'Africa nel cuore di Lucio Rosa (28.10/27.11.2016)

      In ventisei scatti selezionati, il regista, fotografo e produttore veneziano Lucio Rosa ha immortalato alcuni gruppi etnici di Congo, Kenia, Etiopia, sempre meno numerosi e probabilmente in pericolo di estinzione.

    Sono i Dassenech, i Pokot, gli Hamer, i Babinga che popolano la mostra fotografica "Con l'Africa nel cuore" che, inaugurata il 28 ottobre 2016 a Licodia Eubea (Catania), si potrà ancora visitare sabato 26 e domenica 27 novembre dalle 17 alle 21. L'evento è contestuale all'apertura della VI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Sicilia) (vedi https://archeologiavocidalpassato). Nella foto, il regista con il direttore artistico.

    La Rassegna si chiuderà con un bilancio positivo, dichiarano i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, mentre è già stato consegnato al toscano Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, il premio "Antonino Di Vita". Questo archeologo siciliano di fama internazionale, scomparso nel 2011, ha sempre visto in Licodia Eubea il suo "luogo dell'anima".

    Invece il luogo dell'anima di Lucio Rosa è sempre l'Africa, soprattutto da quando, negli anni '80 vi realizza reportage cinematografici e fotografici su incarico delle Agenzie delle Nazioni Unite. Così, le etnie rappresentate in questa mostra rivivono per i nostri occhi e cuore, grazie alle immagini di Lucio, il loro speciale, millenario, prezioso rapporto simbiotico con l' ambiente da cui sono nate e in cui cercano ancora di sopravvivere, malgrado (o forse con) il turismo e le "ruspe" del progresso. (M.C.G.)

  • Lo Sciamano del legno antico

    Arte africana? Solo la seconda foto! che ritrae alcune (tra le migliaia) opere d'arte africane raccolte ed esposte da Adolfo Bartolomucci nella sua galleria milanese*. La prima invece è arte alpina, della Val Gardena, dove la scultura lignea fa parte della tradizione secolare, e l'artista è Adolf Vallazza,  scultore di fama mondiale.  Nei due casi: arte o artigianato oppure entrambi? non ha importanza, il risultato è sempre qualcosa che evoca passato e presente, stupisce, emoziona, risveglia tutti i sensi. Protagonista è sempre il legno.

                      

    (foto Lucio Rosa)                                                                                  (foto Mila C.G.)

    L'artista africano sceglie il suo albero in funzione dell'oggetto da scolpire; così statua, maschera, feticcio, totem sarà il veicolo attraverso il quale gli spiriti, le divinità, gli antenati e le forze della natura si rendono presenti e visibili nello spazio umano. Gli oggetti di utilità quotidiana, quali spole per tessere, ciotole, sgabelli, sedie, alzatesta, strumenti per la cucina, sono fabbricati con molta cura. Per ogni settore della cultura esistono una serie di simboli e di stili specifici, compresi dalla comunità. 

    Anche l'artista alpino, "vive del legno, nel legno, parla con il legno...". Per questo il regista Lucio Rosa, bolzanese, gli ha dedicato il film** "Adolf Vallazza, sciamano del legno antico" presentandolo con queste parole: " Il bosco, silente e ordinato, i tronchi ravvicinati e umidi si sono affidati ad Adolf Vallazza. Un viaggio assorto e pieno di attese finisce nei linguaggi e nelle forme dell'uomo contemporaneo. L'artista non interroga la materia - che è già sua - ma il genio dei luoghi che l'ha generata. Con lui tesse il dialogo serrato che porta alle trasformazioni dei legni, programma i loro destini futuri e in loro soffia il suo spirito."

    Lo sciamano viene generalmente considerato come un guaritore e un mediatore tra il mondo conosciuto della realtà ordinaria e il mondo spirituale. L'arte di Adolf Vallazza può essere antropologicamente considerata sciamanica, perchè lavora legni antichissimi, a volte secolari, recuperati nelle case contadine delle sue valli: vengono dalle pareti delle stube, hanno visto la storia, passare tante generazioni e vicende, i vivi e i morti; sono corrosi, consumati, mangiati dalle tarme, con i segni delle scarpe chiodate dei contadini, che hanno camminato su di loro per anni e anni. Anche il colore varia a seconda della loro vita. Ci sono i legni grigi, i bluastri che hanno preso la pioggia, e quelli rossi, che sono bruciati dal sole. E' come un "viaggio" nel passato e in altre tradizioni la scultura in questi legni, che hanno vissuto e trasmettono "messaggi" dai mondi spirituali invisibili alla realtà. E poi ci sono le leggende nei paesi delle montagne, le Dolomiti; "anche se astratte, le  mie sculture, afferma Adolf, rispecchiano queste suggestioni. È il mio ambiente, la mia storia che mi ha dà l’ispirazione per la scultura. " 

    Il Maestro Adolf  Vallazza nasce nel 1924 ad Ortisei. Il padre è scultore in ferro; il nonno materno, Josef Moroder Lusenberg, è un pittore. Adolf fin da piccolo ama le arti e il disegno e  intaglia il legno. Negli anni quaranta e cinquanta inizia lavorare il legno dell'ulivo; per mantenere la famiglia e per passione diventa artigiano, con una ditta e sette operai. Crea statue per le Vie Crucis, crocifissi, sculture religiose della tradizione gardenese. Ma si ritaglia del tempo per studiare e fare ricerche, apre il suo studio di scultore ad Ortisei, e abbandona il legno dell'ulivo perchè lo considera di per sè già "un'opera d'arte della natura". Le prime sculture sono classiche, poi comincia a  sperimentare forme stilizzate e materiali nuovi, fino alle opere che l'hanno reso famoso, i Totem e i Troni. Ha quasi quarant’anni e infine può dedicarsi solo all’arte. Passa all'astratto, ispirato da Marino Marini, Henry Moore, e soprattutto dal grande Constantin Brâncuși, maestro per la sua semplicità, la capacità di ridurre i volumi, l’iconografia delle “colonne”. Sono gli anni '60; inizia ad allestire le sue prime mostre personali in Italia e all'estero. Nel 1968 cominciano a frequentare il suo studio d'artista importanti critici milanesi, come Marussi, Budigna e Mascherpa.